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Jihād
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mwcwJihād (sostantivo maschile, ma usato in italiano perlopiù al femminilecite-ref-1[1], pron. [dʒiˈhæːd], mweqin arabo جِهَاد?, ǧihād che deriva dalla radice <"mwegǧ-h-d"> (mwewin arabo ج ه دmwfa?), significa "sforzo [teso verso uno scopo]"cite-ref-treccani-it-2-0[2]) è un termine nel linguaggio dell'mwgqIslam che connota un ampio spettro di significati dalla lotta interiore spirituale per raggiungere una perfetta mwggfede fino alla mwgwguerra santa. Letteralmente significa "sforzo", individua lo slancio per raggiungere un dato obiettivo e può fare riferimento allo sforzo spirituale del singolo individuo per migliorare se stesso.cite-ref-0-3-0[3] Nella mwiadottrina islamica indica tanto lo sforzo di miglioramento del credente (il «jihad superiore»), soprattutto intellettuale, rivolto per esempio allo studio e alla comprensione dei testi sacri o del diritto, quanto la guerra condotta «per la causa di Dio», ossia per l'espansione dell'islam al di fuori dei confini del mondo musulmano (il «jihad inferiore»).cite-ref-treccani-it-2-1[2]
Nel mondo occidentale però il termine mwjgjihad è stato prevalentemente interpretato come la guerra santa contro gli infedeli, lo strumento armato per la diffusione dell'Islam.cite-ref-0-3-1[3]
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Jihad inferiore
L'interpretazione militante del mwlwjihād dello sceicco al-ʿAzzām descrive il "mwmgjihād offensivo" come una campagna che può essere dichiarata solo da un'autorità musulmana legittima e legale, tradizionalmente il mwmwcaliffo. Secondo questa interpretazione, nessuna autorità è richiesta per intraprendere il "mwnajihād difensivo", poiché, secondo questa opinione, quando i musulmani vengono attaccati, diventa automaticamente obbligatorio per tutti i maschi musulmani in età militare, entro un certo raggio dall'attacco, prendere le difese.
Maometto
Il primo vero Jihad fu dichiarato da mwnwMaometto. Il mwoaprofeta, infatti, a seguito dell'mwoqEgira, si era ritrovato a capo della potente città di mwogYatrib e dovette affrontare una lunga e difficile guerra contro la sua città natia, mwowMecca. Lo scontro era percepito come inevitabile, un po' perché i mwpameccani non potevano accettare una minaccia ai loro interessi economici legati ai pellegrinaggi alla mwpqKaʿba, un po' perché il nuovo governo profondamente mwpgteocratico di mwpwYatrib, ora chiamata mwqaMedina, rivendicava la stessa architettura religiosa come appartenente alla nuova mwqqreligione e si proponeva di unificare la mwqgPenisola Arabica.
Il battesimo del sangue si ebbe a mwraBadr, con una vittoria dei maomettiani, seguita dalla sconfitta di mwrqUhud. Durante questa prima fase del conflitto meccano-medinese si delineò quello che fu il jihad, con il capo dell'mwrgUmma che prima ottenne un successo miracoloso, e poi altrettanto miracolosamente sfuggi alla morte. Successivamente Maometto definì lo "sforzo" anche dal punto di vista legale, sentenziando sul trattamento dei bottini, dei prigionieri, delle vedove e infinite altre questioni contenute sia nel mwrwCorano che negli mwsaaḥādīth.
Si ebbe poi la mwsgBattaglia del Fossato, seguita dal subito successivo mwswtrattato di Hudaybiyya, che rappresentò il totale e completo successo militare e diplomatico di Maometto, con il quale non solo respinse l'assedio mwtameccano, ma col successivo accordo ottenne 10 anni di tregua e il diritto di fare il mwtqpellegrinaggio alla mwtgKaʿba a partire sin dall'anno successivo.
In quella decade, tra importanti alleanze e piccole scaramucce, si tratteggiarono gli ultimi dettagli del jihad, che ormai costituiva una parte essenziale della mwualegge. Questo finché finita la tregua Maometto mosse su mwuqMecca armato di decine di migliaia di uomini. La città cadde senza opporre resistenza, e la mwugKaʿba fu spogliata di tutti i suoi idoli.
Il profeta morì solo due anni dopo, mentre si apprestava a invadere la mwvaSiria mwvqbizantina. Nella sua vita, oltre che come un legislatore e un politico, Maometto si profilò come un profeta combattente, capo carismatico ed esempio per tutta la mwvgcomunità musulmana. Lasciò infatti ai suoi successori una mwvwpenisola arabica unificata sotto un potente stato teocratico e centralizzato.cite-ref-4[4]
Età contemporanea
La questione di quale autorità musulmana, ammesso che ve ne sia, possa adempiere doveri come dichiarare il mwxgjihād è divenuta problematica da quando, il 3 marzo mwxw1924, mwyaKemal Atatürk abolì il califfato, che i sultani mwyqottomani detenevano dal mwyg1517. Non esiste oggi un'unica autorità politica costituita che governi la maggioranza del mondo musulmano. A causa della mancanza di organizzazione ecclesiastica all'interno della vasta maggioranza dei musulmani, qualsiasi aderente può autoproclamarsi mwywmwzaʿālim (esperto in materia di religione) e proclamare un mwzqjihād offensivo per mezzo di una mwzgmwzwfatwā. Il riconoscimento è a discrezione di colui che riceve il messaggio.
In assenza di un Califfo, i soli leader politici islamici di fatto sembrerebbero essere i governi dei moderni stati-nazione musulmani emersi dagli sconvolgimenti della prima parte del XX secolo. Comunque, a causa dell'alleanza e della sudditanza degli Stati-nazione secolari e pseudo-democratici o monarchici del Vicino e Medio Oriente alle superpotenze economiche e militari mondiali non islamiche, Stati Uniti, Europa e Russia, i militanti islamisti reputano che gli Stati-nazione moderni emersi a metà mwawXX secolo siano non-islamici e non rappresentativi di società islamiche. Il mwbasecolarismo è ampiamente percepito dagli islamisti militanti come rappresentativo di interessi politici americani ed europei ostili all'Islam.
Di conseguenza, movimenti islamisti (come mwbgmwbwal-Qāʿida e mwcamwcqHamās) si sono assunti il compito di proclamare il mwcgjihād, scavalcando l'autorità tanto degli Stati-nazione quanto degli esperti religiosi tradizionali. Analogamente, alcuni musulmani (specialmente i mwcwtakfiristi) hanno dichiarato il mwdajihād contro specifici governi che percepiscono come corrotti, oppressivi e anti-islamici.
Altri movimenti islamisti come mwdgTabligh eddawa e i mwdwFratelli musulmani parlano di mweajihād intesa come lotta per la reislamizzazione dei credenti tiepidi, ma con approcci molto diversicite-ref-gnosis-5-0[5]. Se i Fratelli musulmani parlano di "‘reislamizzazione dall’alto’, impadronendosi in un modo o nell’altro del potere politico"cite-ref-gnosis-5-1[5], i Tabligh eddawa sono dei "missionari itineranti", che attraverso un approccio porta a porta cercano di islamizzare i non musulmani o reislamizzare coloro che si sono allontanati dalla fede attivacite-ref-gnosis-5-2[5]; i due movimenti hanno in comune che la militanza politica non comporta necessariamente la lotta militare, anche se la radicalizzazione cui sono soggetti gli adepti può dare origine a fenomeni estremisticicite-ref-gnosis-5-3[5].
Fondamento del concetto
Durante il periodo della rivelazione coranica, allorché mwiwMaometto si trovava a mwjaLa Mecca, il mwjqjihād si riferiva essenzialmente alla lotta non violenta e personale, quindi a quello sforzo interiore necessario per la comprensione dei misteri divini. In seguito al trasferimento (mwjgEgira) da La Mecca a mwjwMedina nel mwka622 e alla fondazione di uno Stato islamico, il mwkqCorano (22:39) autorizzò il combattimento difensivo. Il Corano iniziò a incorporare la parola mwkgqitāl (combattimento o stato di mwkwguerra) per scopo difensivo:
«Combattete contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Allah non ama coloro che eccedono.»
(Corano 2:190)
«Se vi assalgono uccideteli, se però cessano allora Allah è perdonatore.»
(Corano 2:191-192)
«Combatteteli finché non ci sia più persecuzione.»
(Corano 2:193)
«Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi idolatri ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso.»
(Corano 9:5)
«Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati.»
(Corano 9:29)
Interpretazione
Tra i seguaci dei mwmwmovimenti liberali interni all'Islam, l'interpretazione di questi versi è quello di una specifica "guerra in corso" e non una serie di precetti vincolanti per il fedele.
Questi mwnqmusulmani "liberali" tendono a promuovere una comprensione dello mwngjihād che rigetti l'identificazione del mwnwjihād con la lotta armata, scegliendo invece di porre in risalto principi di mwoanon violenza. Tali musulmani citano la figura coranica di mwoqAbele a sostegno della credenza per cui chi muore in conseguenza del rifiuto di usare violenza può ottenere perdono dei mwogpeccati..
Nonostante le interpretazioni posteriori di queste porzioni del Corano, i passaggi in questione sottolineavano chiaramente, all'epoca, l'importanza dell'autodifesa nella comunità musulmana.
• "grande jihādmwsq (interiore)" – lo sforzo per autoemendarsi, contrastando le pulsioni passionali dell'mwsgio;
• "piccolo jihādmwta (esteriore)" – uno sforzo militare, cioè una guerra legale; da esercitarsi solo in caso di attacco personale.
Altri esempi di azioni che potrebbero essere considerati mwtgjihād (sulla base di mwtwhadīth con migliore mwuaisnād) includono:
• parlare francamente contro un governante oppressivo ("Sunan" di mwuwAbū Dāwūd, libro 37, numero 4330);
• prendersi cura dei genitori anziani, come il profeta Maometto ordinò di fare a un giovane, invece di unirsi a una campagna militare (narrato da mwwwBukhari, mwxaMuslim, mwxqAbu Dawud al-Sijistani, mwxgal-Tirmidhī e mwxwal-Nasā'ī).
Il significato più letterale di mwyqjihād è semplicemente "sforzo" e così è talvolta definito come "jihād interiore". Il "mwygjihād interiore" si riferisce essenzialmente a tutti gli sforzi che un musulmano potrebbe affrontare aderendo coerentemente alla religione.
Per esempio, uno studio erudito dell'Islam è uno sforzo intellettuale cui qualcuno può fare riferimento come "mwzajihād", benché non sia comune per uno studioso dell'islam di fare riferimento ai suoi studi come "impegnarsi in un mwzqjihād". Inoltre, esiste una dimensione del grande "jihād" che include motivi personali ineludibili, desideri, emozioni, e la tendenza a garantire il primato a piaceri e gratificazioni terrene.
La tradizione di identificare lo sforzo interiore come grande mwzwjihād (cioè, non militare) pare essere stato profondamente influenzato dal mw0asufismo, un movimento mistico interno all'Islam antico e diversificato.
Sia per i musulmani, sia per i non musulmani gli attacchi dei militanti sotto l'egida del mw0gjihād possono essere percepiti come atti di mw0wterrorismo. Due gruppi islamisti si chiamano "mw1ajihād islamico": l'mw1qEgyptian Islamic Jihad e il mw1gPalestinian Islamic Jihad. I fiancheggiatori di questi gruppi percepiscono una giustificazione religiosa forte per un'interpretazione militante del termine mw1wjihād quale risposta adeguata all'occupazione israeliana della mw2aCisgiordania (o "West Bank", all'inglese) e della mw2qStriscia di Gaza.
I musulmani credono che un posto in Paradiso (mw2wǦanna) sia assicurato a colui che muore come parte in lotta contro l'oppressione in qualità di mw3ashahīd (mw3qmartire, cioè testimone). Descrizioni del Paradiso, nell'Islam come nel Cristianesimo, sono intrinsecamente problematiche. Considerazioni nei mw3gmw3wḥadīth e nel Corano circa le ricompense spettanti allo mw4ashahīd — i settantadue "puri spiriti" conosciuti come mw4qurì, i fiumi che scorrono, l'abbondanza di freschi frutti — possono, a seconda delle prospettive, essere considerati realtà letterali o metafore per un'esperienza trascendente l'umana espressione.
Anche qualora la morte di un martire in un'operazione militare sia sicura, gli islamisti militanti considerano l'atto un martirio anziché un mw4wsuicidio. Qualora musulmani non combattenti periscano in tali operazioni militari, i militanti considerano queste persone mw5ashahīd, anch'essi con un posto assicurato in paradiso. Stando a questa concezione, solo il nemico mw5qmw5gkāfir, o i miscredenti, ricevono danno dalle operazioni di martirio. La maggioranza degli eruditi islamici rigetta questa interpretazione. Il suicidio è un peccato nell'Islam. La dottrina maggioritaria degli studiosi discorda dall'approccio militante islamista in materia, e ritiene che le operazioni di martirio siano equivalenti al peccato di suicidio, che uccidere civili sia un peccato e che la mw5wSunna (il costume, la "Retta Via") non permetta né l'uno né l'altro. Per questi studiosi, e per la vasta maggioranza dei musulmani, né le missioni suicide né gli attacchi ai civili sono considerati legittime conseguenze dello mw6ajihād.
Praticamente tutti i musulmani, tuttavia, ritengono che la legittima difesa dell'Islam comporti ricompense nell'Altra Vita. La base dello mw6gshahīd può essere rintracciata nelle parole di Maometto prima della mw6wbattaglia di Badr, quando disse:
«Giuro in Colui che nelle mani trattiene l'anima di Maometto che
Allah
farà entrare in Paradiso chiunque oggi li [i nemici] combatterà e sarà ucciso soffrendo nella dura prova e ricercando il piacimento di Allah, procedendo e non retrocedendo.»
(Maometto)
L'illiceità di operazioni di bombe-suicide è suggerita dal seguente mw7gḥadīth:
«Chiunque deliberatamente si getti da una montagna uccidendosi, starà nel Fuoco (nell'
Inferno islamico
), eternamente cascandovi dentro e rimanendovi in perpetuo; e chiunque beva veleno per uccidersi lo porterà con sé e lo berrà nel Fuoco, dove rimarrà per sempre; e chiunque si uccida col ferro porterà con sé quell'arma e con essa si pugnalerà l'addome nel Fuoco dove rimarrà in eterno.»
(Bukharī (7:670))
Le organizzazioni militanti mw8qislamiste non costituiscono uno Stato autonomo o un'autorità di fatto; nondimeno esse considerano i bersagli economici come obiettivi militari, citando come prova le numerose incursioni carovaniere (vedi la mw8gBattaglia di Badr per una descrizione di tale incursione, e della guerra cui condusse). Resta il fatto, comunque, che la tradizione islamica più antica proibisce espressamente di attaccare donne, bambini, anziani ed edifici civili nel corso di una campagna militare. Il Corano, l'indiscutibile fonte di autorità nell'Islam, vieta l'uccisione di innocenti. Tuttavia, il divieto di uccidere non è assoluto, poiché viene posta una condizione:
«Chiunque uccida una persona – a meno che essa non stia per uccidere una persona o per creare disordine sulla Terra – sarà come se uccidesse l'intera umanità; e chiunque salvi una vita, sarà come se avrà salvato la vita di tutta l'umanità.»
(Corano (5:32))
In base a questo verso del Corano, se un essere umano non ha ucciso un'altra persona o creato conflitto o disordine nel mondo è da considerarsi innocente. Ucciderlo sarebbe l'equivalente di un massacro dell'intera razza umana, un delitto inconcepibilmente barbaro e un peccato enorme. Per una parte dei musulmani questo verso è decisamente abbastanza chiaro da togliere ogni dubbio o ambiguità sul rango morale degli attacchi contro civili.
Tipologie
Jihād difensivo
La maggioranza dei musulmani considera la lotta armata contro l'occupazione straniera o l'oppressione da parte di un governo interno degne di mw-qjihād difensivo. In effetti, sembra che il Corano richieda la difesa militare della comunità islamica assediata.
In epoca coloniale le popolazioni musulmane insorsero contro le autorità coloniali sotto la bandiera dello mw-wjihād (gli esempi includono il mw-aDaghestan, la mw-qCecenia, la rivolta indiana contro la mw-gGran Bretagna (mw-wmwaqamoti indiani del 1857, altrimenti chiamati dai britannici mwaqemutiny, cui peraltro parteciparono in maggioranza gli Hindu) e la mwaqiguerra d'indipendenza algerina contro la mwaqmFrancia). In questo senso, lo mwaqqjihād difensivo non è diverso dal diritto di resistenza armata contro l'occupazione, che è riconosciuto dall'mwaquONU e dal mwaqydiritto internazionale.
La tradizione islamica ritiene che quando i musulmani vengono attaccati diventi obbligatorio per tutti i musulmani difendersi dall'attacco, partecipare allo mwaqgjihād. Quando l'mwaqkUnione Sovietica invase l'mwaqoAfghanistan nel mwaqs1979, l'eminente militante islamico mwaqwʿAbd Allāh Yūsuf al-ʿAzzām (che influenzò in modo determinante mwaq0Ayman al-Zawāhirī e mwaq4Usāma bin Lāden) emise una mwaq8fatwā chiamata, mwaraDifesa delle terre islamiche, il primo dovere secondo la Leggemware, dichiarando che tanto la lotta afghana quanto quella palestinese erano mwarijihād nelle quali l'azione militare contro i mwarmmwarqkuffār (miscredenti) sarebbe stata mwarufarḍ ʿayn (obbligo personale) per tutti i musulmani. L'editto fu appoggiato dal Gran mwarcMuftī dell'Arabia Saudita, ʿAbd al-ʿAzīz Bin Bazz. Nella mwarkmwarofatwā, ʿAzzām spiegò:
«... gli
ʿulamāʾ
[studiosi religiosi] dei quattro
madhāhib
[le scuole di giurisprudenza religiosa] (malikiti, hanafiti, sciafeiti e hanbaliti), i
Muhaddithūn
(studiosi dei
hadīth
e i commentatori del
Corano
(
Mufassirūn
, da
tafsīr
, "esegesi") concordano che in tutte le epoche islamiche il
jihād
in queste condizioni diventa
fard 'ayn
(obbligo individuale) per i musulmani del luogo in cui gli infedeli hanno attaccato e per i musulmani più prossimi, per cui i fanciulli agiranno senza il permesso dei genitori, la moglie senza il permesso del marito e il debitore senza il permesso del creditore. E se i musulmani di questo luogo non sono in grado di espellere gli infedeli per mancanza di forze, perché sono distratti, perché sono indolenti o semplicemente non agiscono, allora il
farḍ ʿayn
si diffonde radialmente dai più vicini ai più prossimi. Se anch'essi si distraggono o, ancora, gli uomini scarseggiano, allora spetta marciare al popolo loro accanto, e al popolo successivo a quest'ultimo. Il processo continua finché diventi
farḍ ʿayn
per il mondo intero.»
(ʿAbd Allāh Yūsuf al-ʿAzzām, fatwā Difesa delle terre islamiche, il primo dovere secondo la Legge)
Benché tali editti di eruditi contemporanei possano influenzare alcune comunità di credenti, il miliardo e duecento milioni di musulmani odierni è così diversificato che l'azione unificata riguardo ad istruzioni come questa è, in pratica, impossibile da conseguire.
Jihād offensivo
Lo mwasamwaseJihād offensivo è l'intraprendere una guerra di aggressione e conquista contro i non-musulmani al fine di sottomettere questi e i loro territori al dominio islamico. Secondo numerose interpretazioni tra cui l'mwasiEncylopedia of the Orient, "mwasqil jihād offensivo, cioè l'aggressione, è pienamente ammesso dall'islam sunnita",cite-ref-6[6] ma al contrario del mwaskjihād difensivo non vi è alcun obbligo di partecipazione da parte dei singoli fedeli musulmani, ma solo della comunità islamica nel suo insieme. Un teologo islamico considerato il padre del moderno movimento islamista, mwasoʿAbd Allāh Yūsuf al-ʿAzzām, dichiarava nella mwassfatwā "Difesa dei territori islamici: il primo obbligo secondo la fede":
«Lo
jihād
contro gli infedeli è di due tipi: il
jihād
offensivo (dove il nemico è attaccato sul suo territorio)... [e] il
jihād
difensivo. Questo consiste nell'espulsione degli infedeli dalla nostra terra, ed è
fard 'ayn
[obbligo religioso personale per ciascun musulmano], un dovere assolutamente obbligatorio...
Laddove gli infedeli non si uniscono per combattere i musulmani, combattere diventa farḍ kifāya [obbligo religioso per la società musulmana] col requisito minimo di arruolare fedeli a guardia delle frontiere, e di inviare un esercito almeno una volta all'anno a terrorizzare i nemici di Allah. È dovere dell'imam radunare e inviare un'unità dell'esercito nella Casa della guerra (Dār al-ḥarb [le terre non musulmane]) una o due volte all'anno. Inoltre, assisterlo è responsabilità della popolazione musulmana e se egli non invia un esercito commette peccato. – E gli ʿulamāʾ hanno ricordato che questo tipo di jihād serve a mantenere il pagamento della jizya [la tassa pro capite per i non musulmani]. Gli studiosi dei principi religiosi hanno detto inoltre: "Il jihād è daʿwah [chiamata all'Islam] con l'uso della forza, ed è obbligatorio prestarlo con ogni potenzialità disponibile, finché rimarranno soltanto musulmani o gente che si sottomette all'Islam.»
(ʿAbd Allāh Yūsuf al-ʿAzzām, fatwa Difesa dei territori islamici: il primo obbligo secondo la fedecite-ref-7[7])
I musulmani che non aderiscono a questa interpretazione militante dello mwatijihād mettono in dubbio la necessità e l'obbligazione dello mwatmjihād offensivo in epoca contemporanea. Essi argomentano che la tradizionale "Casa della guerra" riportata nella mwatqfatwa dello mwatusceicco al-ʿAzzām:
«... si riferisce ai regimi ostili e agli imperi che circondavano le prime comunità islamiche. Secondo questa interpretazione, lo
jihād
offensivo era praticato solo al fine di preservare l'Islam dalla distruzione, ed è oggigiorno obsoleto.»
A sostegno di questo punto di vista, coloro che rigettano l'Islamismo militante tendono a opporsi all'affermazione secondo cui l'Islam nel suo complesso è oggetto di attacco ostile. Pur riconoscendo tanto le turbolenze politiche che le sofferenze, essi fanno notare che i pellegrini musulmani vanno e vengono a loro piacimento al pellegrinaggio annuale del mwatgmwatkḤajj, che la libertà religiosa dei musulmani di praticare la loro fede esiste in moltissimi paesi e che numerose comunità islamiche sono emerse in paesi come gli mwatoStati Uniti e la mwatsGran Bretagna. Essi propendono a porre in risalto, inoltre, tradizioni islamiche a sostegno della tolleranza per altri gruppi religiosi e sociali.
Invece l'interpretazione militante del mwat0jihād è propensa a suggerire una visione del mondo in cui forze ostili anti-islamiche impediscono oggigiorno all'Islam di realizzare il suo pieno potenziale per un'espansione globale pacifica — una visione del mondo in cui l'Islam sarà alla fine adottato dall'intera umanità se queste forze ostili verranno affrontate socialmente e militarmente.
Questo stesso conflitto tra due punti di vista può essere visto come "lotta", o mwat8jihād, per l'anima dell'Islam contemporaneo.
Aspetti correlati
Brani dal Corano
Il Corano usa il termine "jihād" solo quattro volte, nessuna delle quali fa riferimento alla lotta armata. Come tale, l'uso della parola mwaumjihād in riferimento alla guerra canonica islamica, fu un'invenzione posteriore dei musulmani. Tuttavia, il concetto di guerra legale islamica non fu a sua volta un'invenzione posteriore, e il Corano contiene passaggi che si riferiscono a specifici eventi storici e che possono chiarire la teoria e la pratica dalla lotta armata (mwauqqitāl) per i musulmani.
Il termine viene solitamente tradotto con "persecuzione" poiché è preceduto da una chiara espressione "scacciateli da dove vi hanno scacciati":
«Uccideteli dovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell'omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti.»
(Corano 2:191: “Uccideteli dovunque li incontriate e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell'omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti.”)
«Combatteteli finché non ci sia più persecuzione (
fitna
, in arabo) e il culto sia [reso solo] ad Allah. Se desistono, non ci sia ostilità, a parte contro coloro che prevaricano.»
(Corano 2:193)
Dal testo coranico, troviamo la legge del contrappasso, l'invito a rispettare le tregue durante i mesi sacri, a desistere senza rappresaglia in caso di resa e al fatto che tutti gli imperativi sono preceduti o seguiti da un riferimento alla persecuzione. Ecco di seguito alcuni esempi:
«Mese sacro per mese sacro e per ogni cosa proibita un contrappasso. Aggredite coloro che vi aggrediscono. Temete Allah e sappiate che Allah è con coloro che respingono il male.»
(Corano 2:194)
«Se vogliono ingannarti, ti basti Allah. È Lui che ti ha soccorso con il Suo aiuto [e l'appoggio de]i credenti, instillando la solidarietà nei loro cuori. Se avessi speso tutto quello che c'è sulla terra, non avresti potuto unire i loro cuori; è Allah che ha destato la solidarietà tra loro. Allah è eccelso, saggio! Getta terrore nei nemici di Allah e nei vostri nemici. Ma se il nemico inclina alla pace, anche tu inclina alla pace, e abbi fede in Allah. Egli è Uno che ascolta e sa tutto.»
(Corano (8:60-61))
«E se veramente temi il tradimento da parte di un popolo, denunciane l'alleanza in tutta lealtà, ché veramente Allah non ama i traditori.»
(Corano)
«Questa è la grazia di Allah. Basta Allah ad essere onnisciente.»
(Corano)
«E se vi giunge una grazia da parte di Allah, dirà, come se non ci fosse amicizia alcuna tra voi: "Che peccato! Se fossi rimasto con loro avrei avuto un enorme guadagno". Perché non dovreste combattere per la causa di Dio e di coloro che, deboli, sono maltrattati e oppressi? – Uomini, donne e bambini che urlano
:"O Signore, salvaci da questa città il cui popolo ci opprime; e innalza da te per noi qualcuno che ci proteggerà. E innalza da te per noi qualcuno che ci aiuterà".»
(Corano (4:76))
«Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete [raccogliere] e i cavalli addestrati, per terrorizzare il nemico di Allah e il vostro e altri ancora che voi non conoscete, ma che Allah conosce. Tutto quello che spenderete per la causa di Allah vi sarà restituito e non sarete danneggiati.»
(Corano)
«Se inclinano alla pace, inclina anche tu ad essa e riponi la tua fiducia in Allah. Egli è Colui Che tutto ascolta e conosce.»
(Corano)
«Come potrebbe esserci un patto tra Allah e il Suo Messaggero e i politeisti, ad eccezione di coloro con i quali stipulaste un accordo presso la Santa Moschea? Finché si comportano rettamente con voi, comportatevi rettamente verso di loro. Allah ama i timorati.»
(Corano)
«Svendono a vil prezzo i segni di Allah e frappongono ostacoli sul Suo sentiero. È veramente nefando quello che fanno.»
(Corano)
«Nei confronti dei credenti, non rispettano né la parentela, né i trattati: essi sono i trasgressori.»
(Corano)
«Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la decima, siano vostri fratelli nella religione. Così esponiamo chiaramente i Nostri segni per gente che comprende.»
(Corano)
«E se dopo il patto mancano ai loro giuramenti e vi attaccano [a causa del]la vostra religione, combattete i capi della miscredenza. Non ci sono giuramenti [validi] per loro: forse così desisteranno.»
(Corano)
«Non combatterete contro gente che ha violato i giuramenti e cercato di scacciare il Messaggero? Sono loro che vi hanno attaccato per primi. Li temerete? Allah ha ben più diritto di essere temuto, se siete credenti.»
(Corano)
«Combatteteli finché Allah li castighi per mano vostra, li copra di ignominia, vi dia la vittoria su di loro, guarisca i petti dei credenti ed espella la collera dai loro cuori. Allah accoglie il pentimento di chi Egli vuole. Allah è sapiente, saggio.»
(Corano)
«[E ricordate] quando Allah vi promise che una delle due schiere [sarebbe stata] in vostro potere; avreste voluto che fosse quella disarmata! Invece Allah voleva che si dimostrasse la verità [delle Sue parole] e [voleva] sbaragliare i miscredenti fino all'ultimo, per far trionfare la verità e annientare la menzogna a scapito degli empi.»
(Corano)
«E [ricordate] quando imploraste il soccorso del vostro Signore! Vi rispose: "Vi aiuterò con un migliaio di angeli a ondate successive".»
(Coranocite-ref-8[8])
«E quando vi avvolse nel sonno come in un rifugio da parte Sua, fece scendere su di voi acqua dal cielo, per purificarvi e scacciare da voi la sozzura di Satana, rafforzare i vostri cuori e rinsaldare i vostri passi.»
(Corano)
«Assaggiate questo! I miscredenti avranno il castigo del Fuoco!»
(Corano)
«O voi che credete, quando incontrerete i miscredenti in ordine di battaglia non volgete loro le spalle.»
(Corano)
«Chi in quel giorno volgerà loro le spalle – eccetto il caso di stratagemma per [meglio] combattere o per raggiungere un altro gruppo – incorrerà nella collera di Allah e il suo rifugio sarà l'Inferno. Qual triste rifugio!»
(Corano)
«Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi. Quando tiravi non eri tu che tiravi, ma era Allah che tirava, per provare i credenti con bella prova. In verità Allah tutto ascolta e conosce.»
(Corano)
«quando combattevi (o Maometto). Per dare avvio alla battaglia, l'Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui), raccolse da terra una manciata di sabbia e la gettò contro i politeisti, maledicendoli.»
(Corano)
«Se è la vittoria che volevate, ebbene la vittoria vi è giunta! Se desisterete, sarà meglio per voi. Se invece ritornerete, Noi ritorneremo. Le vostre truppe, quand'anche fossero numerose, non potranno proteggervi. In verità Allah è con i credenti.»
(Corano)
«O voi che credete, obbedite ad Allah e al Suo Messaggero e non volgetegli le spalle, dopo che avete ascoltato.»
(Corano (8:12-13))
Trattamento dei prigionieri di guerra
«L'Islam invero proibisce l'uccisione o il maltrattamento dei prigionieri.»
(ʿIyād Sāmarrāʾīcite-ref-9[9])
Come era pratica comune nel mwaxaMedioevo, l'Islam in effetti considera i prigionieri di guerra un bottino. Quando mwaxeMaometto e i suoi eserciti risultavano vittoriosi in battaglia, i prigionieri di guerra maschi o venivano restituiti alle tribù dietro riscatto, o scambiati con prigionieri di guerra musulmani, oppure venduti come schiavi, com'era costume dell'epoca. Anche le donne e i bambini catturati e fatti prigionieri correvano il rischio di cadere in mwaxischiavitù, benché la conversione all'Islam fosse una strada per ottenere la libertà.
Il trattamento di prigionieri di guerra ai tempi di Maometto in persona sembra fosse decisamente più umano di quello riservato dalle generazioni successive della dirigenza islamica. Dopo la mwaxqbattaglia di Badr, ai restanti furono date le seguenti opzioni: o di convertirsi all'Islam e guadagnare così la libertà, o di pagare il riscatto e guadagnare la libertà, o di insegnare a leggere e a scrivere a 10 musulmani e guadagnare così la libertà. Anche l'orientalista mwaxuWilliam Muir, non propriamente amichevole verso l'Islam, ha scritto quanto segue:
«A seguito delle decisioni di Maometto, i cittadini di
Medina
e coloro tra i rifugiati che possedevano case ricevettero i prigionieri e li trattarono con molta considerazione. "Siano benedetti gli uomini di Medina", disse uno dei prigionieri in epoca successiva, "ci hanno fatto cavalcare mentre essi camminavano, ci hanno dato pane lievitato quando ce n'era poco, mentre loro si accontentavano di datteri".»
Jihad bellico nello Sciismo
Le concezioni di Jihad inferiore all'interno del mwaxkSunnismo e dello mwaxoSciismo variano considerevolmente. Se infatti il jihad è comune a tutti i musulmani, questa assume per gli sciiti un significato particolarmente importante, dovuto anche al ruolo che questa ha ricoperto all'interno della storia della mwaxs"fazione" stessamwaxw. La mwax0Guerra santa propriamente detta costituirebbe persino un mwax4sesto pilastro nella concezione mwax8Duodecimana, sebbene inizialmente potesse essere proclamata solo dall'mwayaImam occulto.cite-ref-10[10]
Alì e Husayn
La storia del jihad sciita inizia con mwaycʿAlī, il primo mwaygImam. Questo, durante la mwaykprima guerra civile islamica, il principio della divisione settaria dell'Islam, proclamò il jihad contro i seguaci del mwayowali della Siria, mwaysMuʿāwiya. Egli si sarebbe infatti macchiato di "ipocrisia", di essersi convertito solo per interesse personale, e di aver iniziato ingiustamente la guerra contro il califfato di mwayw'AIì.
Venne poi la mway4Battaglia di Siffin. Nonostante lo schiacciante vantaggio delle truppe califfali, Alì decise di concedere una tregua ai nemici. Evento che permise alle truppe di mway8Muʿāwiya di riorganizzarsi, il che costò numerose sconfitte alla parte di Alì, finché questo non morì assassinato (ma da un kharigita). Dopo la morte del califfo si affermò nel mondo islamico la dinastia degli mwazaOmayyadi di Mu'awiya, e con loro il movimento ora detto mwazeSunnita. Mentre gli mwaziAlidi si costituiranno successivamente come mwazmSciiti.
Il successore di Alì, suo figlio mwazuHusayn fu invece considerato il mwazyMartire per eccellenza in quanto morì trucidato insieme alla sua famiglia e al suo seguito durante la mwazcBattaglia di Karbala, mentre si apprestava a prendere in mano il movimento sciita. L'evento è tutt'oggi ricordato ogni anno durante l'mwazgAshura.
Contando anche le successive persecuzioni è scontato ricordare quale sentimento di vendetta potesse celarsi in tutti gli sciiti, i quali tutt'oggi invocano vendetta verso gli usurpatori umayyadi, identificati ormai nei loro nemici sunniti.
Nel settarismo sciita
Dopo la morte del quarto mwazwImam, mwaz0Zayn al-'Abidin, la comunità si divise tra una maggioranza che seguì mwaz4Muhammad al-Baqir e una minoranza che considerò il fratello mwaz8Zayd ibn Ali il legittimo Imam. Dal secondo nacque lo mwaaaZaydismo, variante principale dello sciismo. Questa, sebbene più moderata sotto alcuni punti di vista, faceva del jihad una prassi. Ogni fedele doveva combattere armi alla mano l'usurpatore umayyade e solo chi si fosse distinto in tale ruolo avrebbe potuto guidare la comunità. Tale prassi era propria anche dello stesso Zayd, il quale morì durante una rivolta organizzata da lui stesso.cite-ref-11[11]
Dopo la morte di mwaayJa'far al-Sadiq, figlio e successore di mwaacal-Bāqir, la comunità si divise in ulteriori due fazioni. La maggioranza seguì mwaagMusa al-Kazim, padre dello sciismo mwaakDuodecimano, la minoranza seguì invece il fratello mwaaoIsma'il ibn Ja'far, fondatore dell'mwaasIsmailismo.
In particolare per i secondi, il jihad assume un ruolo proporzionato alla propensione che questi avevano per la guerra. Fazione eterodossa per eccellenza, gli ismailit furono un movimento profondamente mwaa0Militante. I mwaa4Carmati fondarono una sorta di repubblica piratesca in mwaa8Bahrein, da dove riuscirono persino a depredare la pietra nera della mwabaKaʿba. In mwabeAfrica settentrionale, invece, scacciarono i mwabiKharigiti fondando anche la potente dinastia mwabmFatimide, con epicentro in mwabqEgitto.
Tra i duodecimani
La branca mwabcDuodecimana, maggioritaria nello mwabgSciismo odierno, ha invece una concezione tutta particolare del jihad. Questa assumerebbe infatti il ruolo di sesto mwabkpilastro dell'islam.
Ogni sciita crede che l'ultimo Imam effettivamente tale non sia morto, ma che sia "entrato" in mwabsGhayba, in occultamento, e che ritornerà alla fine dei tempi per fondare un regno di pace, o, in alternativa, per prendere parte ai disordini che caratterizzeranno il mwabwGiorno del giudizio. Per i duodecimani questo è, come si intuisce dal nome, il dodicesimo: mwab0Muhammad al-Mahdi, il "messia". Costui, armi alla mano, riporterà il messaggio mwab4Coranico originario, per poi fondare uno Stato mondiale prospero e pacifico, dove l'mwab8Umma possa vivere in ossequio alla mwacaShari'a. Il Mahdi eliminerà l'ipocrisia e vendicherà le morti di mwaceʿAlī e mwaciHusayn, punirà gli iniqui e porterà giustizia.
Una dottrina mwaccEscatologica che si basa sul jihad, quindi. Jihad, c'è da dire, che però almeno inizialmente poteva essere proclamato solo e unicamente dall'Imam occulto, ma che però è stato usato più volte nel corso della storia recente, come durante le mwacgGuerre russo-persiane.
Tutt'oggi l'mwacoIran fa del jihad e della vendetta della morte di Alì e Husayn un tema centrale della sua mwacsPropaganda, puntando altresì per la sua politica estera su numerose sigle mwacwJihādiste, come mwac0Hezbollah e gli mwac4Huthi.
Note
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cite-note-treccani-it-22. ↑ mwaeemwaeimwaemjihad, su mwaeqtreccani.it. mwaeuURL consultato il 10 gennaio 2016.
cite-note-0-33. ↑ mwaesmwaewmwae0guerra santa, su mwae4treccani.it. mwae8URL consultato il 10 gennaio 2016.
cite-note-gnosis-55. ↑ mwagimwagmmwagqL'Islam 'porta a porta'- la rete missionaria del Tabligh Eddawa, su mwagugnosis.aisi.gov.it. mwagyURL consultato il 7 giu 2017 mwagc(archiviato dall'mwaggurl originale il 30 agosto 2017).
cite-note-66. ↑ mwagwmwag0mwag4LookLex Encyclopaedia, su mwag8i-cias.com.
cite-note-77. ↑ mwahmmwahqmwahuReligioscope - Document - Azzam - Defence of the Muslims Lands - 3, su mwahyreligioscope.com.
cite-note-88. ↑ Nell'Islàm infatti credere all'esistenza degli Angeli è parte integrante della aqîda (la dottrina).
cite-note-99. ↑ mwah0mwah4mwah8Islam Online- News Section, su mwaiaislam-online.net mwaie(archiviato dall'mwaiiurl originale il 2 marzo 2005).
cite-note-1010. ↑ mwaiymwaicmwaigJihad sospeso fino al ritorno dell'Imam, su mwaikoasiscenter.eu.
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Voci correlate
• mwammCinque pilastri dell'Islam
• mwamuCorano
• mwamcDhimmi
• mwamkḥadīth
• mwamsGuerra santa
• mwam0Ibn Taymiyya
• mwam8Islamismo
• mwaneJihad Butleriano
• mwanmJihād offensivo
• mwanuMaometto
• mwancShahada
• mwankTerrorismo islamico
• mwansGihadismo
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itJihād, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefdizionario-di-storia-2010jihad, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefdizionario-di-storia-jihad-res-b3b8630c-f9a0-11e9-b2dc-00271042e8d9Jihād, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
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• mwapy(EN) mwapcWar Ethics in Islam (IslamOnline)
• mwapk(EN) mwapoWhat is Jihad? mwapsArchiviato il 14 luglio 2004 in Internet Archive. sito ateo
• mwap4(EN) mwap8What is Jihad? di Daniel Pipes